Difendiamo la Professionalità e la Cultura

La critica alle convenzioni universitarie si fa sempre più aspra.

Molti, invece, vedono in questa opportunità un riavvicinamento alla Cultura, elemento indispensabile da affiancare all'esperienza professionale e motivo di gratificazione professionale.

In questi giorni abbiamo sentito parlare di:
“mercificazione del titolo di studio”, “privilegi contra legem”, “lauree regalate”.

Non si parla di Cultura, Professionalità, Ministero al servizio della Cittadinanza, Sicurezza, obiettivi comuni da raggiungere, riforme per il miglioramento delle qualità lavorative.

Apriamo un dibattito per dire cosa ne pensiamo ed eventualmente per difendere le conquiste acquisite.

e-mail: coraggio@rdn.it

Due domande al Ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi

Alla domanda del segretario dell'A.D.M.I. “Le convenzioni Universitarie sono bloccate?"

Il Ministro Mussi risponde:

“Non ho bloccato, ho scoperto un sistema di convenzioni poco apprezzabile nel senso che erano state fatte convenzioni per migliaia di persone con una concessione esagerata di crediti, non solo 120 crediti su 180, ma c'era un'università che ne ha dati 180 su 180. Sulla base dello status, allora, io mi sono limitato primo:

a mandare una nota ad indirizzo indicando che il riconoscimento deve avvenire entro i limiti di 60 crediti che era esattamente la quota che era stata indicata come ragionevole …;

secondo: che è giusto laureare l'esperienza, naturalmente di tutti, magari anche dell'operaio che ha imparato a manovrare il tornio e a ripararlo, del contadino che è da 50 anni che coltiva la terra e non solo degli impiegati pubblici.

Laureare l'esperienza deve valere per tutti e ovviamente non per categorie ma sulla base di una valutazione personale: tu Mario Rossi hai fatto 4 seminari, 3 concorsi, 2 stage, ti riconosco, ma te Mario Rossi! Non in quanto semplicemente appartenente ad una categoria.

L'Università deve valutare l'esperienza dei singoli cittadini e dare i crediti sulla base di quell'esperienza. Ho fatto una cosa europea.”

Ad un'altra domanda “Chi è già all'interno delle università e sta studiando ed ha paura che succeda qualcosa…gli blocchino gli esami…”

Il Ministro dell'Università e della Ricerca afferma:

“No, questo no, per gli accordi fatti si va avanti, si va avanti!”

Pubblichiamo, sotto le foto, le prime lettere scritte da voi. Sopra è stata riportata una parte significativa dell'intervista realizzata dal Segretario dell'A.D.M.I. al Ministro dell'Università e della ricerca Fabio Mussi.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera del Presidente dell'Associazione Formatori del Ministero dell'Interno (FORM.A.M.I. - Associazione Naz.le Formatori & Referenti Ministero dell'Interno ) Paolo Petrarca

Cultura e moralizzazione siamo davvero ad un bivio?

Visto il livello che ha raggiunto la questione delle convenzioni universitarie mi sembra opportuno intervenire con alcune precisazioni, tutte esclusivamente legate alla comune mission del formatore.

Intanto, che sia strumentale o meno non mi interessa, la questione sembra aprirsi solo allorquando una convenzione è stata stipulata con una università privata come a voler sottolineare l'esistenza di una relazione tra "soggetto privato" ed "acquisto" di lauree.

Ebbene, da cittadino e lavoratore mi aspetto che chiunque abbia notizie in tal senso le fornisca alla magistratura perché integrano gravi fattispecie di reato.

Sgomberato il campo da questioni denigratorie poste in essere ad arte, preciso di non essere iscritto alla S. PIO V e di frequentare un ateneo pubblico.

In tale posizione rivendico la correttezza del riconoscimento di crediti formativi legati all'esperienza fatta sul posto di lavoro da tutti i miei colleghi.

Provo tuttavia un sottile fastidio nel riscontrare uno scivolamento di contesto allorquando alcuni lavoratori vedono messa in pericolo una propria posizione (che ritengono dominante) solo perché alcuni loro colleghi hanno sentito la voglia (magari a 50 anni) di cimentarsi in percorsi di cultura con i modi ed i mezzi oggi disponibili.

Sembra che i due distinti contesti tendano a sovrapporsi a tutto detrimento della qualità e della chiarezza dei rapporti.

Proviamo a sgomberare il campo da equivoci.

Al sindacato (e solo a lui) spetta il compito di stipulare contratti collettivi, nei quali giocano ruolo importante le riqualificazioni e le progressioni economiche.

Bene fa a ricordarlo a se stesso ed agli altri.

Meno lineare è invece il percorso logico seguito sul piano più squisitamente culturale (con evidente e malcelato intento politico di contrastare ad ogni costo norme legittimamente vigenti, ancorché non condivise anche da chi scrive) che in conclusione rende ingiustamente più arduo il percorso di crescita culturale e professionale di quei colleghi che ad esempio non hanno avuto la possibilità di studiare in ufficio e che si sono formati on the job giorno dopo giorno.

E' strano che un percorso di massa verso livelli culturali più ampi non sia ben visto; non me lo spiego se non facendo ricorso alla dietrologia ed ipotizzando che non è gradito perché potrebbe introdurre anomalie nei progettati ulteriori percorsi di riqualificazione.

Bene! che il sindacato compia la sua opera creando criteri di selezione validi che non riproducano il grave effetto negativo delle precedenti riqualificazioni.

Infatti, fin troppi riqualificati non svolgono il compito che dovrebbero e ciò viene loro imposto o consentito (a seconda dei casi) in virtù del fatto che il passaggio di livello è stato un premio gratuitamente concesso (per anzianità o per titolo di studio) in assenza della determinazione dei bisogni organici senza alcuna valutazione - pure prevista dal CCNL e dal buon senso - dell'effettiva idoneità allo svolgimento di quei compiti.

Ma si astenga il sindacato (qualunque sindacato) dal volersi considerare unico elemento di riferimento dell'amministrazione in fatti che attengono alla progressione culturale dei lavoratori.

Regoli il sindacato con l'amministrazione la concessione delle 150 ore e sviluppi ogni politica di gestione delle risorse umane, ma si astenga dall'impedire o rendere inutilmente oneroso ai lavoratori - cittadini di questo stato dotati di diritti individuali insopprimibili - di raggiungere obiettivi lecitamente ambiti.

Trovo alquanto grave che sia stato raggiunto un accordo con il sottosegretario allo scopo (peraltro, è riuscito?) di contrastare convenzioni universitarie solo perché non concordate con il sindacato!

Giù le mani dalla vita privata di ognuno di noi!

Come formatori siamo impegnati nella ricerca di continui stimoli per i lavoratori affinché gli stessi possano partecipare pienamente all'attività di lavoro con tutte le più ampie competenze possibili.

Mi rendo conto, ancora una volta di più, che gli ostacoli alla vera formazione (e tale non può dirsi quella finalizzata alle riqualificazioni) sorgono dove meno avremmo pensato di trovarne e sono addirittura frapposti da quei soggetti con i quali avremmo voluto sinceramente collaborare.

Ho sempre ribadito il rispetto per il ruolo del sindacato, che, come associazione di formatori, abbiamo sollecitato pur senza intervenire sul piano contrattuale (ad esso esclusivamente riservato).

Allo stesso modo devo insorgere contro le indebite ingerenze del sindacato nella vita privata di ognuno di noi.

Giù le mani dalla nostra voglia di cultura ("sudata" e non regalata) che non può e non deve essere addomesticata ai desiderata di qualsivoglia lobby.

In ogni caso, anche chi è già in possesso di una laurea, anche vecchio ordinamento, ben potrebbe – qualora ne avesse il desiderio – aderire a quei progetti di sviluppo specialistico (con masters di qualità indubbia) che in questo contesto sono stati bocciati. Inoltre otterrebbero anche punteggi aggiuntivi per le future riqualificazioni.

Per inciso, non mi stupirei se quegli stessi progetti proposti dalla nostra associazione, bocciati per quest'anno (pur con dichiarazioni di riconoscimento di qualità), dovessero trovarsi in fotocopia nei programmi della Scuola Superiore il prossimo anno, con l'accordo del sindacato, ma senza la nostra partecipazione.

Paolo Petrarca

Roma, 31 luglio 2006

Ringraziamo anche Valeria Lupidi che ha preso parte al dibattito ... dimostrando la vera stoffa del "Formatore".

Mi sembra doveroso un mio intervento nella discussione avendo io un ruolo particolare nella vicenda. Prima di tutto non sono una degli iscritti alla San Pio V, ho conseguito una regolare laurea alla Sapienza e non sento assolutamente messo in discussione nè il mio titolo, nè la mai qualifica, nè il mio ruolo all'interno del Ministero per il fatto che altri colleghi stanno approfittando di questa opportunità per conseguire un titolo di studio. Essendo inoltre il loro tutor ho il polso della situazione sia per quanto riguarda gli "esami regalati" cosa assolutamente non vera (basta assistere agli esami che forse qualcuno dimentica che sono pubblici!), sia per quanto concerne la preparazione degli esaminandi che ho modo di verificare giornalmente. Tutte le argomentazioni portate avanti da uno sparuto gruppo di "intolleranti del miglioramento altrui" sono pretestuose e prive di ogni fondamento. La convenzione è stata fatta nel totale rispetto della normativa vigente. Ritenere che al personale civile non debba essere riconosciuta alcuna professionalità equivale a dire che in tanti anni di lavoro presso gli uffici del Ministero dell'Interno non si impara niente, si entra da ignoranti (nonostante venga superato un concorso) e si resta tali...o meglio, si deve restare tali in quanto i tentatvi di riconoscimento di professionalità e di miglioramento personale (pagato dagli interessati di tasca proprio anche se i contratti di lavoro prevedono che sia l'amministrazione di appartenenza ad occuparsi di "formazione permanente") vengono boigottati da coloro che - mi viene da pensare- hanno interesse che i dipendenti non vadano ad elevare il proprio livello culturale. Che dire poi di tutte le baggianate emerse ultimamente? nessuno sta togliendo lavoro ai giovani visto che le convenzioni intervengono solo per coloro che già hanno un posto di lavoro! il conseguimento della laurea di primo livello non consentirà agli interessati di passare automaticamente allo svolgimento di nuove mansioni nel loro ambito lavorativo: il titolo potrà essere speso se e quando ci saranno nuove riqualificazioni che saranno comunque concordate con le organizzazioni sindacali come è avvenuto in passato, quindi non si capisce da dove dovrebbe derivare la conflittualità interna. Vorrei poi far notare che se una persona eleva il proprio livello culturale ne trae vantaggio anche l'amministrazione perchè si ritroverà degli impiegati più preparati e più efficienti! Vorrei infine dedicare due parole a tutti coloro che hanno creduto in questa iniziativa e che hanno fatto si che si potesse realizzare questo "risveglio delle menti"! ogni giorno ho notizia di persone disperate perchè da quando hanno ricominciato a studiare non hanno più vita privata, hanno problemi con i figli e con i coniugi, non dormono la notte, sopportano tutti i denigratori dell'iniziativa, si scontrano con teorie ed argomenti a volte veramente ostici ma......sono contenti di quello che stanno imparando, del mondo e delle opportunità che stanno scoprendo, hanno risvegliato le loro menti, hanno scoperto di avere capacità che ignoravano di possedere.
A tutti coloro che si stanno sacrificando per il raggiungimento di questo traguardo bisogna fornire stimolo ed incoraggiamento a non mollare nonostante tutti gli attacchi, le invidie, le gelosie, lo scoraggiamento (fisiologico). Andate avanti così perchè siete nel giusto: la cultura non si regala, non si acquista...si suda!
Valeria Lupidi

Caro Saverio
Premetto che appare del tutto gratuita la cattiva pubblicità fatta da alcune persone sul conseguimento del diploma di laurea a tutti coloro i quali hanno aderito alla convenzione tra il M.I., l'Università S.Pio V° ed altri atenei pubblici, allineando di fatto il nostro Dicastero ad altre amministrazioni che già usufruivano dei benefici di legge nel riconoscimento dei crediti formativi universitari ai propri impiegati riconoscendogli la professionalità acquisita nel tempo nello svolgimento del proprio lavoro.
Il moralismo intellettuale dietro il quale si nascondono queste persone copre una difesa dei propri privilegi tenuto conto che fino a che il M.I. non aveva stipulato la convenzione, la loro integerrima onesta intellettuale non era offesa da quanti già acquisivano titoli di studio riconducibili alla attribuzione di crediti formativi con conseguente riconoscimento di un gran numero di esami o addirittura con la sola presentazione di una domanda (vedi M.D., M.F. ecc.), in quel caso la loro onesta intellettuale non veniva lesa.
Il sacrificio a cui mi sono sottoposto in questo lungo anno è stato notevole, mi ha fatto trascurare famiglia e quanto altro faceva parte della mia vita quotidiana. Il mio obiettivo era crescere intellettualmente e il processo formativo affrontato è stato molto interessante, adeguato a quello che volevo.
Come obiettivo volevo dimostrare a me stesso che nella vita bisogna sempre migliorarsi, e non solo economicamente. Ognuno di noi iscritto alla S.Pio 5° ha investito il proprio tempo e il proprio denaro senza chiedere niente all'amministrazione e tanto meno a coloro che tentano di denigrarci. Il sacrificio da me sostenuto deve essere riconosciuto e nessuno a priori può esprimere giudizi gratuiti riconducendo il titolo di studio che conseguirò a mera carta straccia, a un regalo confezionato con una serie di padelle. Se lo conseguirò sarà nel rispetto delle leggi che attualmente ne regolano l'acquisizione.
A.S.

Ho intrapreso la strada universitaria, gia' iniziata nel lontano 1980 - con 12  esami sostenuti, perche'mi sono voluta  rimettere in discussione dovendo affrontare nuovamente gli esami ed anche aumentare il mio sapere.
Non l'ho fatto di certo per la riqualificazione, dovrei uccidere troppe persone che mi precedono.
Mi dispiace che molti colleghi abbiamo preso male questo evento: nessuno di noi vuole o puo' togliere loro il posto di lavoro, non lo togliamo neanche ai giovani.
Sono veramente molto meschini.
Noi stiamo studiando tutti, certo chi piu' e chi meno a seconda delle proprie facolta' e della memoria, ci siamo rimessi in gioco affrontando eventi ed emozioni fortissime per noi, persone comunque di eta' superiore a quella scolare.
Per me e' una esperienza positiva, e se ci sara' l'opportunita' di fare la specializzazione alla San Pio v, saro' sicuramente tra le prime ad iscrivermi.
E.M.

Finalmente dopo tanti anni sembrava che qualcuno si fosse ricordato del fatto che noi "poveri statali" non stiamo negli uffici solo per prendere lo stipendio a fine mese ma che lavoriamo e produciamo un servizio, che le nostre professionalità valgono qualcosa.
Non mi stupisce però che alcuni nostri "colleghi" che hanno avuto il tempo di lavorare, e studiare contemporaneamente si siano risentiti del fatto di trovarsi altri colleghi laureati vicino.
Non tutti possono permettersi di restare a casa da mamma e papà fino a 30/35 anni per prendere con comodo la laurea e dopo cercare lavoro.
Studiare, lavorare, avere una famiglia da seguire spesso non permette di avere a disposizione molto tempo e quindi il fare le due di notte sui libri (come è ormai l'abitudine da quando mi sono iscritto) non mi sembra molto un "Regalo di Laurea" come diceva la risibile puntata di maggio della trasmissione Report.
I giornalisti e le persone che appoggiano il ricorso si sono lasciate abbindolare da paroloni tipo "vendita dei titoli" appellandosi a ridicolate del tipo che le quote di iscrizione non sono proporzionali al reddito (quando mai in una Università privata ha fatto differenziazioni di reddito).
Mi sembra anzi che il trattamento economico riservatoci dalla S. Pio V non sia così male, sembra più costoso ma visto che non bisogna spostarsi in altre città (vedi L'aquila o Chieti) ci permette inoltre di seguire le lezioni e di partecipare alla vita universitaria.
B.C.

Laureare l'esperienza" era lo spirito della prima legge sui crediti formativi riconosciuti dalle Università ai lavoratori (risale al 1999!). Quindi l'esperienza, il lavoro, la professionalità ha un valore ???
Nella Convenzione stipulata dal Ministero dell'Interno con l'Università S. Pio V o altre Università c'è un'interesse comune:
quello dell'Amministrazione di dotarsi di personale professionalmente più qualificato a COSTO ZERO (inoltre l'Italia è agli ultimi posti per il numero dei laureati nella Pubblica Amministrazione) e quello del dipendente pubblico di un'opportunità per conseguire un titolo di studio universitario di primo livello da spendere in futuro: personalmente, nonostante i grandi sacrifici familiari e la fatica iniziale per ritrovare la concentrazione (non ho più vent'anni!!), studiare è un grande piacere!
Le materie oggetto di studio sono culturalmente molto interessanti e l'esperienza generale mi ha permesso di rimettermi in gioco a quarant'anni ... anche con qualche soddisfazione! Vorrei proseguire con la laurea specialistica!!!
Aver riportato sui banchi di scuola quarantenni e cinquantenni è già un merito!!!
Grazie!
R.A.

Dopo tanti anni di lavoro impiegatizio, sono riuscito, iscrivendomi all'università, a comprendere profondamente le attività che, fino ad allora, avevo svolto senza collocarle precisamente nell'ambito amministrativo e legislativo nel quale devono essere considerate. L'attività amministrativa è ora, per me, più chiaramente inserita nell'insieme di norme che disciplinano l'attività dell'Amministrazione civile dell'Interno. L'impulso che il Ministero ha dato relativamente all'iscrizione e alla frequenza di corsi universitari è stato, senz'altro, un'importante opportunità di crescita professionale e culturale.
M.L.

Il riconoscimento dell'esperienza professionale acquisita nei vari anni, tramite il sistema dei crediti formativi, è senza dubbio una possibilità per l'Amministrazione ed i suoi funzionari di elevare la qualità dei servizi offerti al cittadino.
Una accurata formazione del proprio personale non può che avere effetti benefici su ogni finalità istituzionale svolta dall'Amministrazione civile dell'Interno.
V. R.

Caro Saverio,
apprezzo l'iniziativa dell'A.D.M.I. chiarificatrice rispetto ad una serie di incomprensibili notizie ed azioni portate avanti contro coloro che hanno deciso di riprendere gli studi universitari approfittando delle varie convenzioni stipulate con diverse università.
Sicuramente un'iniziativa eccellente quella di riconoscere crediti formativi dovuti alla professionalità acquisita che per la nostra amministrazione è stata ratificata solo recentemente (11. 2005).
Le convenzioni di riconoscimento crediti formativi ci hanno parificato ad altre amministrazioni che già ne usufruivano.
Ho quasi terminato gli esami e dopo l' enorme impegno profuso nello studio e la possibilità offerta legalmente, vorrei che questo titolo di studio venisse riconosciuto anche moralmente per far comprendere quanto ci ha cambiati quest'avventura e quanta cultura ci ha fatto acquisire.
Ringrazio ancora l'A.D.M.I. ed i professori che ci hanno seguito in questo anno universitario ed hanno insistito affinché studiassimo un numero maggiore di libri dei nostri “più giovani colleghi di altre università” perché 5 libri per un esame - alcuni di questi difficilissimi – non è un'istruzione superficiale. La preparazione è stata eccellente: abbiamo avuto professori bravi e noti per la loro attività (ottimo è stato anche il corso di criminologia tenuto a Statilia). Questo incremento culturale lo metterò a disposizione dell'Amministrazione ed al servizio del cittadino che in quest'operazione non hanno speso nulla anzi hanno guadagnato Funzionari dello Stato al passo con i tempi, motivati, più capaci e istruiti.
A.C.

L'iscrizione alla San Pio V è stata una bella ed interessante occasione per riprendere gli studi abbandonati e soprattutto per occuparsi di materie impensate; io venivo da studi diversi, ero iscritta alla facoltà di giurisprudenza presso la Sapienza di Roma, e sono rimasta piacevolmente sorpresa da queste materie.
L'impegno che, come penso tutti gli iscritti, hanno messo finora in questa esperienza e continuano a mettere, non è certo ripagato dalle prese in giro: la nostra coscienza è a posto! Quello che abbiamo guadagnato da questa iscrizione è la scoperta di cose, almeno per quanto mi riguarda, sconosciute e sono pienamente soddisfatta per questo.
D. L.

Sono una signora con famiglia: ho due figli in età scolare da seguire ed un marito da non abbandonare. La mia iscrizione a questa università è servita a realizzare il sogno che non ero riuscita a completare da giovane. Rimettersi sui libri non è stato semplice: ho studiato in 10 mesi circa 15 libri e mi sono applicata per presentare una tesina ad un corso di criminologia (seguito da relativo esame). Non mi sembra poco: ho circa 50 anni , ho detratto molto tempo ai miei figli, ho detratto molto tempo al mio sonno con le relative conseguenze fisiche, ho usufruito di giorni di ferie per studiare rinunciando al tempo libero con la mia famiglia. Sentirmi dire che la mia laurea è regalata mi fa sentire offesa nella mia dignità.
C. D'I.

Anche io, come tanti altri colleghi, mi sono iscritta alla San Pio V pensando che fosse molto più semplice di quello che invece in realtà è.
Le materie oggetto di studio non sono assolutamente materie “materasso” bensì materie che tolgono il sonno! Le nottate che ho fatto per prepararmi agli esami sono innumerevoli, considerando anche il fatto che ho, come quasi tutti gli iscritti, una famiglia da seguire!
Non ritengo assolutamente che la mia sia una laurea “impacchettata con tanto di pentole”: la fatica è tanta ma sono ben contenta di farla!
P. Di C.

Ho ricominciato a studiare, come penso tutti, dopo tanti anni e soprattutto dopo essere stata iscritta ad università “statali” come quelle di Torino e Roma tre: posso affermare, con ampia certezza, che la difficoltà incontrata nel preparare gli esami e, soprattutto, nel sostenerli è stata equivalente a quella di qualsiasi altro ateneo dove non si pagavano i “famosi 1.800 euro”!
Ho sostenuto solo qualche giorno fa l'esame di geopolitica con successo ma con una fatica che non posso descrivere perché non esistono parole per farlo!
Vorrei dire a tutti coloro che affermano che queste lauree ci vengano “regalate” in un pacchetto contenente anche pentole o altri giocattoli, di avere un po' più di rispetto per persone non più giovanissime, compresa purtroppo la sottoscritta, che hanno avuto il coraggio di ricominciare gli studi ma anche di sottoporsi ad uno stress che io trovo assolutamente indefinibile”!
F.T.

Purtroppo e francamente non riesco a capire e/o giustificare l'inqualificabile critica alle convenzioni universitarie fatta da personaggi che si auto-ergono a paladini della vera cultura universitaria e dei  veri titolo di studio, faticati col sudore della loro fronte.
Personalmente sono già laureato con laurea specialistica e non mi sento per nulla colpito da questa, secondo me molto positiva voglia di fare dei colleghi meno fortunati, che evidentemente finora non avevano avuto l'opportunità di intraprendere un iter formativo di livello universitario.  Questa opportunità offerta dalle convenzioni Ministero-Università consentono un generalizzato risveglio delle menti di tanti dipendenti, talvolta affossati in lavori ripetitivi e scarsamente professionalizzanti, ed un riavvicinamento ad una moderna cultura Politico-Sociale che ritengo sia elemento necessario e qualificante in ogni ambito sociale, tanto più in quello statale che dovrebbe porre il servizio del Cittadino, la Professionalità , l'efficienza e la Sicurezza come obiettivi comuni ed imprescindibili.
Cultura e sapere non hanno mai spaventato coloro che effettivamente cercano un miglioramento sociale e professionale;  la paura ed il timore del confronto fanno pensare a persone poco certe e convinte di quella loro "superiorità intellettuale" che invece pretendono sia riconosciuta in base ad anni di studio (... e non voglio proseguire la polemica per non dire cose spiacevoli).
Questo Ministero inoltre, con le convenzioni stipulate, si è garantita una generalizzata crescita culturale  ed aggiornamento del personale a COSTO ZERO (in quanto pagato personalmente da chi iscritto alle varie Università);  c orsi formativi e cicli di aggiornamento professionali (non certo paragonabili con un livello universitario e per il numero di partecipanti) sarebbero costati una fortuna a questa Amministrazione, che invece ora potrà disporre di rinnovate e riqualificate risorse umane - in senso culturale e professionale e non solo della qualifica attribuita loro.
La cultura e la professionalità non si pesa a chili e non si calcola ad anni di studio, si dimostra sul campo, partendo da un'adeguata capacità di interfacciarsi proficuamente ed efficacemente con gli altri, senza polemiche sterili e - ritengo - alla fine controproducenti per tutti.
Cordialmente
G. D.

Scrivo due righe perchè mi sento ingiustamente colpita dalle accuse di “furto” che ci stanno rivolgendo. Non voglio generalizzare il mio commento e mi limito ad analizzare la situazione dal mio punto di vista. Io, come penso la maggior parte di noi, non abbiamo preso la cosa in modo superficiale, anzi! Mi sto impegnando a fondo nello studio, e questo, considerando che lavoro e ho famiglia (due figli), significa trovare nella notte e nei week end il tempo per studiare, significa consumare le ferie per studiare, significa rinunciare ad andare in vacanza con la propria famiglia per studiare, anche perchè la spesa sostenuta non è di poco conto!
Insomma attualmente mi trovo con 1.800 in meno sul conto corrente, stanca (se non esaurita) per aver sostenuto 4 esami in 15 giorni, con pochi giorni di ferie che mi tengo per poter sostenere gli esami della prossima sessione, con non pochi problemi in casa perchè non ho potuto garantire la mia presenza al 100%....e mi devo sentir dire che sto rubando uno straccio di laurea? Mi dispiace ma non sono d'accordo!
Io nello specifico non vedo in quest'occasione di studio un modo per accedere alle riqualificazioni, perchè io sono già C3, è solo un modo per rimettermi in discussione e per prendere quella Laurea che a suo tempo non ho avuto modo di prendere. Spero crediate nella mia buona fede e in quella di tanti altri colleghi e vi convinciate che NON STIAMO RUBANDO PROPRIO NIENTE!!!
D. De M.


Potremmo rispondere a questi detrattori con una domanda:
Perchè un gran numero di Atenei ha aperto le porte ai dipendenti pubblici, favorendone l'ingresso con l'ormai famigerato riconoscimento dei crediti formativi?
Ricordo di aver letto, tra le altre motivazioni, proprio la possibilità di acquisire maggiore professionalità, per dotare la Pubblica Amministrazione di personale altamente qualificato, una sorta di riabilitazione per i tanto dileggiati "statali" che hanno da sempre goduto della pessima fama di parassiti ignoranti....l'importante è lo stipendio a fine mese...
Se, per certi versi - ammettiamolo - è tristemente vero, è però altrettanto vero che nella stragrande maggioranza dei casi è sempre viva una puntuale dignità da salvaguardare. E la partecipazione "biblica" a questi corsi universitari, ad ogni livello, lo dimostra ampiamente.
Il caso della S. Pio V, è balzato prepotentemente alla ribaltà, suo malgrado, perchè è stata la prima Università (credo) a riconoscere un elevato numero di crediti formativi a materie fondamentali come i vari diritti, economia ecc. lasciando debiti formativi da sostenere a sfondo psico-sociale.
I detrattori di prima, nelle loro arringhe, sostenendo che questi esami non danno alcuna professionalità al dipendente pubblico, non considerano che questo corso di studi non è Giurisprudenza, come nella maggior parte degli altri Atenei, ma Scienze Politiche e Sociali che, all'interno di un' Amministrazione multifunzionale come la nostra, offre la possibilità di una formazione più ampia e applicabile ai vari settori di cui  la stessa si occupa.
Non va dimenticato, che la convenzione è stata stipulata tra   la Libera Univeristà S. Pio V e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza per favorire il personale appartenente alla Polizia di Stato, in forza dei numerosi percorsi formativi da questo già effettuati, affinchè la preziosa preparazione raggiunta non sia sminuita nel valore rispetto ad altri appartenenti allo stesso Ministero, diversamente laureati.
L'estensione dell'offerta al personale dell'Amministrazione Civile significa che, anche a questa categoria - che pure ha dovuto sostenere un pubblico concorso e successivi corsi di formazione - è stato riconosciuto il medesimo livello di preparazione professionale.
Non si capisce perchè uno sparuto numero di persone debba osteggiare così fortemente dei colleghi che desiderano elevare le loro qualità, innanzitutto personali e poi professionali, anzichè gioire della possibilità di interloquire, in futuro, con persone dello stesso livello culturale.
O dobbiamo pensare, come abbiamo studiato - Melino docet - , che qualcuno abbia interesse a far rimanere un popolo silente nell'ignoranza?
P. C.

Secondo Robert K. Merton (studiato alla "S. Pio V"…) è deviante colui che non accetta gli obiettivi proposti dalla società o i mezzi messi a disposizione per raggiungerli. 
Se io costruisco un fabbricato su un terreno demaniale raggiungo un obiettivo garantito dallo Stato, che è quello di avere una casa, ma infrango la norma penale che tutela il patrimonio pubblico; quindi obiettivi giusti ma mezzi scorretti: devianza. Se io prendo un cartone, me ne vado in giro tutto il giorno e dormo sotto i portici di Roma, rinuncio sia ai fini sociali che ai mezzi per raggiungerli; e quindi sono deviante. Ma se io utilizzo un mezzo concesso dalla mia Amministrazione (cosa che non dovrebbe suonare così strana per i nostri critici…) e mi iscrivo ad un corso di laurea che ha per fine l'accrescimento della professionalità, una preparazione utile a relazionarsi meglio con i propri referenti sociali e ad aumentare l'efficienza lavorativa; spendendo soldi di tasca mia e impegnandomi (alla veneranda età di quarant'anni…) negli studi, apportando così un contributo di cui si avvantaggerà anche la mia Amministrazione, dov'è la devianza?
La devianza forse è nelle menti di coloro che pensano che qualcuno possa toccare alcuni diritti acquisiti o nel sistema che dovrebbe provvedere direttamente a riqualificare professionalmente il personale senza costi aggiuntivi per i lavoratori.
Quindi invito i nostri critici a stemperare i toni da “supremo detentore del sapere” e a ripassarsi un po' di sociologia…
Evviva Merton!
D.S.

Caro Saverio,
non ho potuto fare a meno di scriverti questa mail per unirmi ai tanti colleghi che hanno espresso il loro parere circa l'opportunità che ci è
stata offerta dalla convenzione che il nostro Ministero ha messo in atto con l'università "San Pio V", opportunità di cui peraltro già usufruivano i
nostri colleghi della Pubblica Sicurezza ed altri appartenenti alla Pubblica Amministrazione.
Ma veniamo a noi, che poi è questo quello ci interessa, a noi iscritti alla "San Pio V", che finalmente dopo anni di quasi "abbrutimento" intellettuale, dopo anni di lavoro ormai considerato di routine, vuoi perchè troppo spesso abbandonati a noi stessi per ciò che riguarda la formazione professionale, vuoi perchè da troppo tempo svolgiamo
la stessa attività lavorativa, abbiamo ripreso libri in mano e abbiamo cominciato la nostra carriera universitaria, all'inizio un po' timidamente e forse un po' insicuri, quasi pensando che lo studio non ci appartenesse, che non fossimo più in grado di aprire le nostre menti a nuovi argomenti.
Ma poi, cominciando a studiare abbiamo scoperto che questa nuova esperienza ci piaceva e, superato il primo esame abbiamo capito che potevamo farcela.
Quindi, giù sui libri quasi in sfida con noi stessi e con quanti dei nostri colleghi, ovviamente non iscritti alla nostra università e con i quali
quotidianamente ci confrontiamo, non hanno apprezzato il nostro impegno e la voglia di progredire culturalmente peraltro a nostre spese.
Ci siamo quindi buttati a capofitto nello studio senza tralasciare impegni lavorativi e familiari.
Fortunatamente i nostri professori hanno compreso ed elogiato l'impegno e la serietà con cui ci siamo applicati e ci hanno giudicato con imparzialità arrivando anche a respingere chi non aveva raggiunto una preparazione sufficiente. Ma a questo punto, dopo aver faticato e limitato la mia libertà in virtù del mero arricchimento culturale mi
sento di gridare a voce alta GRAZIE CULTURA !!!!!!
E.C.

Sono molto riconoscente all'Amministrazione che mi ha dato l'opportunità di poter realizzare un sogno e di crescere anche professionalmente. Grazie
E. F.

Nelle foto sopra il Ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi ed il Segretario dell'A.D.M.I. Francesco Saverio Coraggio