| CinemAdmi! |
Rassegna di critiche e consigli cinematografici per i soci Admi
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| Ponyo sulla scogliera | ![]() |
Regia: Hayao Miyazaki Anno: 2008 |
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| Trama | La tenera pesciolina Ponyo scappa dal padre stregone-del-mare, si innamora di un bambino e per lui diventa umana. | |
| Critica | Questa la traccia di un film che non può essere raccontato con le parole, bisogna vederlo: una spettacolare psichedelìa di colori, viaggi astrali, tènere umanità che toccano nel profondo e che solo un grande narratore visionario come Miyazaki può riproporre con eleganza in un genere che non è più ormai patrimonio solo dell’occidente disneyano e computergrafico. L’alchimia del film è fondata su alcuni cardini che rivendicano la firma di Miyazaki: una fattura ancora “manuale”, con il disegno “vero”, senza l’ausilio di computer; una storia “sana”, dai temi universali, la libertà, l’infanzia, l’amore, il tema ecologico (molto caro a Miyazaki, colonna di quasi tutti i suoi film); la sfrenata fantasia di una terra dai mille colori e immersa nel mare; la colonna sonora di un grande Joe Hisaishi che dona ormai da anni note di leggerezza ed eleganza alle opere del regista. E’ sorprendente vedere la facilità di intreccio di situazioni e personaggi reali con quelli di pura fantasia: la famiglia di Sosuke, il bambino protagonista del film, è una famiglia comune sorretta da un’intraprendente giovane mamma che guida a folle velocità per le stradine di costiera per arrivare in tempo al ricovero degli anziani dove lavora, e che si dispera quando il marito uscito in mare per lavoro non ritorna la sera. L’arrivo di una bambina molto particolare porterà la famiglia a confrontarsi con estrema naturalezza con la meraviglia che si è palesata: dalla Dea del mare (personificazione della Natura), madre della ex-pesciolina Ponyo che favorirà i desideri della figlia nel diventare umana, alla stessa Ponyo che con i suoi poteri lancerà uno tsunami che simbolicamente riporterà la Natura a riprendere i suoi spazi nei confronti dell’Uomo e del suo sviluppo insostenibile. Un grande prodotto artigianale che supera l’era dei transformers giapponesi e ci riporta nei “paesi delle meraviglie” già battuti dal regista con “La città incantata” o “La principessa Mononoke”. L’intelligenza creativa e il lato umano e fantastico ci rimandano ad universi interiori, rendendo i suoi film godibili ad un pubblico vasto, sdoganando (se ce ne fosse ancora il bisogno) definitivamente il cinema di animazione in un prodotto, a tutti gli effetti, di cinema “alto”. Stax (aprile 2009) |
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